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                <title>Gli archivi dimenticati di Recanati: Stilometria e linguistica computazionale per le fonti leopardiane</title>
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                <p>Converted from a Word document</p>
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        <profileDesc>
            <textClass>
                <keywords scheme="ConfTool" n="category">
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                    <term>Big Data</term>
                    <term>Topic analysis</term>
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                    <term>Annotating</term>
                    <term>Content Analysis</term>
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                    <term>Contextualizing</term>
                    <term>Archiving</term>
                    <term>Preservation</term>
                    <term>Publishing</term>
                    <term>Sharing</term>
                    <term>Meta: Teaching/Learning</term>
                    <term>DigitalHumanities</term>
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                    <term>not applicable</term>
                    <term>Italian</term>
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            <div type="div1" rend="DH-Heading1">
                <head>Introduzione</head>
                <p>Nell’ampio panorama costituito dalle Digital Humanities, le modalità applicative
                    e le declinazioni metodologiche, costituiscono un microcosmo altrettanto vasto e
                    articolato. La stessa natura della disciplina costringe, ogni volta che si
                    sviluppi un caso concreto, al ripensamento o all’invenzione di metodologie,
                    approcci, modelli, strumenti, e così via (Moretti 2013). Questo vale sia sotto
                    il profilo teorico che, ancor più, sotto il profilo tecnico e pratico.
                    Occupandomi da venti anni di Linguistica computazionale ed avendo inoltre
                    maturato una visione storica di tale disciplina, intendo proporre – a partire
                    dalle origini e dagli intenti storici della Linguistica quantitativa (con la
                    figura di Gustav Herdan) – una riflessione sulle attuali possibilità di questi
                    metodi, ormai potenziati dallo sviluppo tecnologico. Perseguirò questo fine
                    presentando un caso di studio da me sviluppato.</p>
            </div>
            <div type="div1" rend="DH-Heading1">
                <head>Gli archivi recanatesi e le fonti leopardiane</head>
                <p>Una mia recente ricerca, condotta a Recanati nel luglio 2020 e 2021 insieme al cofirmatario di questo intervento, ha evidenziato non solo la ricchezza di materiali da analizzare e rileggere alla luce di una indagine sulle fonti del Leopardi satirico, ma anche l’urgenza della digitalizzazione di tale materiale, che giace perlopiù inutilizzato in archivi in parziale stato di abbandono.</p>
                <p>Grazie ad uno studio accurato sul campo ho potuto rinvenire alcune delle presumibili fonti documentarie del poeta Giacomo Leopardi: archivi e collezioni cui egli poteva avere accesso e che con tutta probabilità effettivamente consultò. </p>
                <p>L’assunto di partenza è stato chiedersi se la biblioteca paterna gli fosse sufficiente. La domanda è pertinente poiché individuare i connotati precisi di questo luogo significa ricostruire la parte più importante (ma non esclusiva) della prima giovinezza di Giacomo. Il catalogo della biblioteca fu pubblicato ad Ancona nel 1899 ma duole constatare che non è del tutto attendibile, mancando in esso numerosi testi pur presenti tra gli scaffali e mancando oltretutto l’indicazione delle edizioni e la data di acquisizione da parte di suo padre Monaldo stesso: per farsi un’idea di cosa effettivamente sia contenuto nella biblioteca di Palazzo Leopardi non si può fare a meno di visitare personalmente il posto e mettere mano ai libri (cosa non facile, causa la riservatezza dei Conti Leopardi).</p>
                <p>Sostanzialmente Giacomo operò delle scelte precise su cosa leggere, quali libri attingere dalla biblioteca paterna e quali invece cercare al di fuori di essa. In questa scelta evidentemente si accorse di alcune lacune che funestavano la biblioteca del padre. Un luogo che di certo frequentò fu la biblioteca del seminario allora presente in Recanati. Don Francesco Serrano, suo insegnante di disegno, era il rettore di questo seminario e favorì l’accesso al giovane studente. Inoltre sempre nel seminario era insegnante di storia ecclesiastica Giuseppe Antonio Vogel, col quale Leopardi ebbe molti scambi culturali.</p>
                <p>Rintracciare l’archivio del seminario di Recanati è dunque un passaggio fondamentale per lo studio delle fonti leopardiane. Il problema è che tale archivio, ad una prima indagine, sembrerebbe misteriosamente scomparso. Ma così non è. Si tratta di un archivio parzialmente abbandonato e mancante di una sistematica catalogazione che necessita diversi interventi di tipo informatico. Il lavoro più fecondo che si può condurre è quello di ritrovare tra i volumi di cui è costituito, quelli che Leopardi poté leggere.</p>
            </div>
            <div type="div1" rend="DH-Heading1">
                <head>L’applicazione della Stilometria</head>
                <p>Proporrò dei casi di studio, da me condotti, all’intersezione tra filologia
                    informatica, linguistica computazionale e archivistica, sul lessico leopardiano
                    delle opere satiriche. Il lavoro è stato svolto per la gran parte, soprattutto
                    sui materiali autografi cui ho avuto accesso nell’archivio di Padre Clemente
                    Benedettucci (di cui posseggo i permessi di riproduzione). Durante la conferenza
                    presenterò una parte dei casi di studio che ho isolato, pertanto verranno
                    discusse tre metodologie di ricerca (con altrettante proprie finalità) e messe a
                    confronto: 1) l’analisi quantitativa lessicografica di alcune opere leopardiane
                    per studiarne le fonti (Hoover 2008); 2) l’analisi stilometrica condotta con
                    metodi statistici (Zipf, indici di Herdann, Z-score, ecc.) uniti alle tabelle di
                    una sperimentale “cluster analysis”; 3) Topic analysis di alcuni testi-chiave
                    del Leopardi satirico. Le conclusioni saranno discusse alla luce dello stato
                    dell’arte sui rispettivi temi. I percorsi di scrittura verranno evidenziati alla
                    luce dei – probabili – percorsi di lettura, grazie all’individuazione dei temi e
                    dei motivi che Leopardi riassunse e sublimò ma che, allo stato grezzo, ancora si
                    trovano sepolti nei volumi degli archivi recanatesi (Blei 2013; Ciotti
                    2016).</p>
                <p>Le opere leopardiane prese in esame sono le tre traduzioni della Batracomiomachia pseudo-omerica e i Paralipomeni della Batracomiomachia. Il mio focus si è concentrato dunque esclusivamente sull’aspetto del Leopardi satirico, tentando di risalire ai testi ispiratori che egli aveva a disposizione a Recanati (in particolare quelli dell’archivio del seminario) fintanto che vi rimase per il primo periodo, e cioè fino al febbraio 1823.</p>
                <p>Il lavoro è stato organizzato sulla base di due metodologie di indagine, a conferma della assoluta possibilità di trovare elementi sempre nuovi di convergenza e integrazione delle metodologie di area umanistica e informatica.</p>
                <p>Una prima parte del lavoro è stata svolta in loco per individuare la lista dei testi eroicomici del Seicento e della produzione estesa dei rispettivi autori, giungendo così ad un parziale catalogo del materiale da analizzare e di questo verrà dato conto durante la discussione del paper. Di fatto la catalogazione della biblioteca del Seminario e dell’archivio “Clemente Benedettucci” è molto vasta e darò conto solamente dei materiali ai quali il mio intervento si è per ora circoscritto, cioè la produzione secentesca e settecentesca. Della restante – enorme – collezione di testi darò conto in forma di grafici e tabelle, non potendo pubblicare i fogli che costituiscono l’inedito catalogo.</p>
                <p>Si è poi proceduto alla creazione di un equivalente archivio digitale da cui poter estrarre dati da confrontarsi con la produzione leopardiana. Anche di questo verrà dato conto nella discussione. Infine sono stati applicati i tre diversi metodi di indagine stilometrica sopra descritti al medesimo materiale per confrontarne le convergenze.</p>
                <p>Come ultimo tassello sono state rubricate (attraverso l’estrazione dei dati Xml)
                    le varianti d’autore sulle diverse redazioni della Batracomiomachia, con
                    risultati notevoli utili a sostenere la ricostruzione delle fonti. Infatti tutto
                    il registro linguistico subisce, nel passaggio dal ’21 al ’26, un cambiamento
                    radicale, in direzione di un linguaggio più “forte”, ficcante, pungente e
                    “realistico”. Parole come “suggon” diventano “succian”, “forato e guasto”
                    diviene “trasformato in un cencio”, “rosero il mio velo” diviene “me l’han
                    rotto”, “la loro armata” muta in “quella marmaglia”, “distruggerem l’esercito
                    nemico, né fia chi dal pantan faccia ritorno” che diventa “tutto quanto
                    l’esercito nemico manderem senza sangue a la malora”, etc. Le preposizioni
                    articolate subiscono diversi fenomeni di separazione nel passare dalla lezione
                    del ’15 a quella del ’21: “sulla” diventa “su la”, “colla” diventa “con la”,
                    “all’” diventa “a l’”, e così via. Un vero e proprio procedimento di revisione
                    linguistica che rivela questa pratica non solo dell’“ultimo” Leopardi ma anche
                    del Leopardi più giovane (Silvi 2017; Silvi 2018). L’elenco completo delle
                    indagini linguistiche e i grafici dei risultati verranno compiutamente
                    presentati in sede di discussione. Qui basti accennare come tutta l’ultima
                    versione (1826) è più “leopardiana”, sia nello stile che nella scelta dei
                    termini, ed è il segno di come il Poeta fosse divenuto, da traduttore,
                    imitatore. Le varianti sono state codificate in Xml e organizzate in visioni
                    sinottiche grazie a fogli di stile progettati per lo scopo.</p>
                <p>Durante la discussione del paper verrano presentati i risultati di questo lungo lavoro di ricerca, che solo recentemente ha ricevuto l’impulso conclusivo. Potremmo così mostrare i tracciati di lettura di Leopardi e corredarli di tutte le prove e le evidenze linguistiche riscontrate.</p>
            </div>
            <div type="div1" rend="DH-Heading1">
                <head>Sviluppi futuri</head>
                <p>Attraverso i risultati ottenuti con lo studio lessicografico e dei topic, è mia intenzione ricostruire un vero e proprio percorso di lettura del giovane poeta, e quindi anche del suo percorso di maturazione poetica, nel trasferire queste letture (in maniera più o meno diretta) nella propria opera.</p>
                <p>Per lo sviluppo futuro della ricerca, si riproporrà la medesima metodologia di analisi sui testi della tradizione classica, che parimenti hanno affollato gli interessi di Giacomo Leopardi adolescente e che in gran quantità si trovano inesplorati negli archivi “Benedettucci” e del seminario di Recanati.</p>
            </div>
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                        &lt;<ref target="https://tedunderwood.wordpress.com/2012/04/07/topic-modeling-made-just-simple-enough">https://tedunderwood.wordpress.com/2012/04/07/topic-modeling-made-just-simple-enough</ref>&gt;
                        [19.09.2021]. </bibl>
                    <bibl>
                        <hi rend="bold">Underwood, Ted </hi>(2012b): “What Kinds of ‘topics’ Does
                        Topic Modeling Actually Produce?”, in: <hi rend="italic"> The Stone and the Shell</hi> (blog)
                        &lt;<ref target="http://tedunderwood.com/2012/04/01/what-kinds-of-topics-does-topic-modeling-actually-produce/">http://tedunderwood.com/2012/04/01/what-kinds-of-topics-does-topic-modeling-actually-produce/</ref>&gt;
                        [24.05.2021]. </bibl>
                </listBibl>
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        </back>
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