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                <title>Il Digital Heritage tra processo e memoria. I Monumenti Culturali
                    Digitali</title>
                <author>
                    <persName>
                        <surname>Barbuti</surname>
                        <forename>Nicola</forename>
                    </persName>
                    <affiliation>Dipartimento di Studi Umanistici DISUM - Università degli Studi di
                        Bari Aldo Moro, Italia</affiliation>
                    <email>nicola.barbuti@uniba.it</email>
                </author>
            </titleStmt>
            <editionStmt>
                <edition>
                    <date>2021-09-11T06:54:00Z</date>
                </edition>
            </editionStmt>
            <publicationStmt>
                <publisher>Elisabeth Burr, University of Leipzig</publisher>
                <address>
                    <addrLine>Beethovenstr. 15</addrLine>
                    <addrLine>04107 Leipzig</addrLine>
                    <addrLine>Germany</addrLine>
                    <addrLine>Elisabeth Burr</addrLine>
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                <keywords scheme="ConfTool" n="keywords">
                    <term>Monumento Culturale Digitale (MCD)</term>
                    <term>The Art of Crowddreaming</term>
                    <term>Digitization</term>
                    <term>Digital Transfor-mation</term>
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                <keywords scheme="ConfTool" n="topics">
                    <term>Designing</term>
                    <term>Programming</term>
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                    <term>Modeling</term>
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        <body>
            <div type="div1" rend="DH-Heading1">
                <head>Introduzione</head>
                <p>In Italia, i recenti scenari generati dalla diffusione del virus SARS-CoV-2 hanno
                    alimentato l’esposizione in rete di soluzioni e installazioni digitali di varia
                    tipologia per valorizzare il patrimonio culturale, duramente colpito dalle
                    misure sanitarie adottate per frenare il dilagare della pandemia (Carrera /
                    Barbuti 2020).</p>
                <p>Il MiC, gli Istituti Centrali e gli Enti culturali
                    territoriali si sono affrettati a rilanciare installazioni digitali realizzate
                    tempo addietro per consentire ai cittadini costretti in casa di fruire del
                    patrimonio, anche nella convinzione che proporre <hi rend="italic">digital
                        twins</hi> di beni materiali corrispondesse alla creazione del nuovo Digital
                    Cultural Heritage (DCH) definito dall’UE nelle sue Conclusioni del 2014 (cf.
                    Official Journal of the European Union 24.05.2021). Convinzione secondo noi
                    priva di sostanza, valutandola alla luce di quanto definito dalla stessa UE nel
                    topic di una call Horizon del 2020 (cf. Europa.eu 24.05.2021), dove il DCH è
                    identificato nelle risorse digitali che registrano nei metadati tutte le
                    informazioni del processo di digitalizzazione e del loro ciclo di vita, e che
                    perciò diventano <hi rend="italic">record digitali</hi> in cui sono
                    intellegibili le relazioni tra <hi rend="italic">processi</hi> e <hi
                        rend="italic">memoria</hi>. Le soluzioni esposte in rete durante le
                    chiusure, invece, sono per lo più obsolete, essenziali nei metadati e quasi
                    tutte scarsamente interattive. </p>
                <p>Recenti ricerche hanno confermato che un requisito
                    essenziale delle risorse digitali è che gli utenti siano protagonisti
                    nell’interazione, soprattutto se si tratta di giovani nativi digitali abituati a
                    usare compulsivamente le tecnologie smart: per costoro entra in gioco anche la
                    finalità di provvederli di una cultura digitale che li renda consapevoli della
                    complessità della <hi rend="italic">trasformazione digitale</hi> in cui essi
                    vivono e agiscono. </p>
            </div>
            <div type="div1" rend="DH-Heading1">
                <head>
                    <hi rend="italic">The Art of Crowddreaming</hi>
                </head>
                <p>Dal 2016, nel nostro Paese si sta sperimentando
                    un’innovativa metodologia di interazione formativa <hi rend="italic">living
                        lab</hi> (cf. Almirall / Wareham 2011; Ståhlbröst / Holst 2012: Travaglini /
                    Sabella 2016), <hi rend="italic">The Art of Crowddreaming</hi> (Guardia di
                    Finanza 2014; Barbuti et al. 2020; Barbuti et al. 2021; DiCultHer 20.01.2021),
                    che riprende e adatta alla relazione tra giovani e patrimonio culturale le
                    istanze della <hi rend="italic">Theory U</hi> del MIT di Boston (Scharmer 2000;
                    Scharmer 2018; Mitopencourseware 05.05.2021; Presencing 05.05.2021), una recente
                    metodologia di <hi rend="italic">change management</hi> di impronta marcatamente
                    accademica. </p>
                <p><hi rend="italic">The Art of Crowddreaming</hi> si differenzia dalla <hi
                        rend="italic">Theory U</hi> per l’utilizzo dell’approccio laboratoriale,
                    adatto a interessare e coinvolgere i giovani e a far acquisire loro le
                    competenze indispensabili per essere protagonisti consapevoli della nuova
                    stagione dell’umanesimo digitale, basata sulla consapevolezza collaborativa. </p>
                <p>Il processo creativo della metodologia <hi
                        rend="italic">Crowddreaming</hi> prende le mosse dall’immaginare un futuro
                    prossimo desiderato (o desiderabile) e dalla progettazione della relativa
                    sceneggiatura che, grazie alle tecniche di digitalizzazione e di creazione
                    digitale, può essere trasformata in un progetto narrativo concreto,
                    materializzando l’immaginario. </p>
            </div>
            <div type="div1" rend="DH-Heading1">
                <head>Il <hi rend="italic">Monumento Culturale Digitale</hi> (MCD) </head>
                <p>Per raggiungere questo risultato, ogni risorsa attiva
                    nel processo è valorizzata in team multidisciplinari, impegnati
                    collaborativamente nel design e nella creazione di artefatti digitali culturali,
                    che nell’insieme si concretizzano nel paradigma del <hi rend="italic">Monumento
                        Culturale Digitale</hi> (MCD). </p>
                <p>Un MCD va inteso come un complesso di <hi
                        rend="italic">User eXperiences</hi> (UX) evolute e interattive, create con riferimento a un’entità culturale il cui
                    significato viene reso grazie a una collezione di storie di interesse
                    scientifico, artistico, culturale, storico, demo-etnoantropologico, etc.,
                    esposte tramite risorse sia born-digital che digitalizzate. Esso deve consentire
                    a molteplici differenti comunità di utenti di vivere le UX in contesti che
                    integrano dimensioni reali e virtuali, massimizzando l’impatto educativo,
                    cognitivo ed emotivo, e facilitandone il riuso e la diffusione. </p>
                <p>Le UX si compongono di <hi rend="italic">espansioni
                        digitali</hi> composte da
                    <hi rend="italic">Artefatti Computazionali </hi>(AC) creati
                    con software specifici per la produzione di applicazioni in Augmented Reality
                    (AR), Immersive Reality (IR) e Mixed Reality (MR), e sono finalizzate a definire
                    un contesto di interazione in cui trasferire conoscenze attraverso lo
                    storytelling del patrimonio culturale. </p>
                <p>Gli AC sono inseriti nelle UX coerentemente con le
                    finalità di valorizzazione del MCD, sulla base di sceneggiature in cui si
                    integrano contenuti digitali multimediali differenti (immagini, testi narrativi
                    originali, audio, audio-video, grafica, virtual design, etc.), formalizzati
                    attraverso una rete di nodi e relazioni, le cui istanze sono definite sulla base
                    di regole stabilite all’interno dei team creativi in relazione agli obiettivi
                    definiti in fase di design.</p>
                <p>Il MCD è concepito in prospettiva <hi rend="italic"
                        >utente-centrica</hi>: l’utente non è solo fruitore, ma interagisce da <hi
                        rend="italic">visitattore</hi> protagonista con l’esperienza, che deve
                    imprimersi nella sua memoria sia per impatto emozionale, che per qualità
                    culturale. Messaggio più emozione: i requisiti fondamentali che caratterizzano
                    ogni entità significativa del patrimonio culturale analogico. </p>
                <p>Nella metodologia <hi rend="italic"
                    >Crowddreaming</hi>, la materia prima è digitale e il MCD è concepito non per
                    conservare oggetti, ma <hi rend="italic">per valorizzare i processi e la loro
                        memoria</hi>. Questo è ciò di cui ha bisogno la sua materializzazione
                    digitale, in quanto nella dimensione digitale della realtà i <hi rend="italic"
                        >processi</hi> sono la sostanza della <hi rend="italic">memoria</hi>. </p>
                <p>Uno dei grandi limiti delle risorse digitali, infatti,
                    è l’inesistenza di supporti in grado di garantirne la conservazione per più di
                    qualche anno. In queste condizioni è impossibile creare un monumento digitale.
                    La sfida è invertire questo stato dell’arte: una storia vive finché esiste una
                    comunità che la ricorda e la tramanda, dunque un MCD deve essere un <hi
                        rend="italic">progetto intergenerazionale e diacronico</hi>, significativo
                    per molteplici generazioni temporalmente indefinite. </p>
                <p>Perciò, nella dimensione digitale l’obiettivo
                    fondamentale non deve essere costruire un supporto digitale che duri secoli, ma
                        <hi rend="italic">ideare e realizzare un ecosistema</hi> che garantisca il
                    trasferimento e la perpetuazione di generazione in generazione sia di storie,
                        <hi rend="italic">messaggi</hi>, sia dei processi e delle entità digitali
                    che le rappresentano, sedimentandone le informazioni in <hi rend="italic"
                        >memoria</hi>. </p>
                <p>Diversamente, continueremo a creare installazioni
                    digitali equivalenti a Stonehenge o ai Moai dell’Isola di Pasqua, la cui
                    imponenza lascia ben intendere l'intento monumentale per cui sono stati
                    realizzati, ma il cui significato e storie sono irrimediabilmente persi. Sono
                    come enormi hard disk smagnetizzati.</p>
            </div>
            <div type="div1" rend="DH-Heading1">
                <head>Casi di studio</head>
                <p>La metodologia <hi rend="italic">Crowddreaming</hi> è
                    stata sperimentata dal Dipartimento di Studi Umanistici DISUM dell’Università
                    degli Studi di Bari Aldo Moro nell’ambito di tredici progetti PON Scuola, svolti
                    tra il 2018 e la fine del 2020 in collaborazione con diversi istituti secondari
                    superiori di Bari e provincia, coinvolgendo circa 350 studenti e i loro docenti
                    tutor. </p>
                <p>Nella definizione degli obiettivi da raggiungere, si è
                    focalizzata l’attenzione sulla necessità di raccogliere contenuti utili sia a
                    creare MCD, sia a favorirne la fruizione e il riutilizzo adattandoli ai
                    potenziali scopi e gusti di differenti target di utenti. Per ciascun MCD si è
                    ipotizzata l’interazione delle diverse <hi rend="italic">communities</hi> che
                    potrebbero sostenerlo. </p>
                <p>I MCD sono stati composti da una o più UX relative a
                    un’entità o un tema culturale. In caso di più UX, ciascuna è stata popolata con
                        <hi rend="italic">espansioni</hi> digitali contenenti AC creati sulla base
                    di sceneggiature, in cui sono stati integrati contenuti multimediali differenti
                    (immagini, testi narrativi originali, audio, audio-video, grafica, etc.) che,
                    nell’insieme, componevano lo storytelling dell’entità o del tema culturale da
                    valorizzare. Si è prestata attenzione anche a funzionalità adattative, per
                    favorire l’accessibilità di soggetti fragili. </p>
                <p>Gli AC sono stati realizzati utilizzando la
                    piattaforma open source <hi rend="italic">Metaverse</hi> (cf. Metaverse
                    29.01.2021) per la creazione di applicazioni in AR, che consente di creare
                    diversi tipi di soluzioni interattive (percorsi multimediali, caccie al tesoro,
                    trivial games) sfruttando codici preinstallati e un’ambientazione di lavoro
                    semplificata, perciò facilmente utilizzabile anche da utenti non esperti. La
                    piattaforma permette anche di interagire con tools di terze parti. Tra quelle
                    che hanno funzioni integrabili, è stata utilizzata <hi rend="italic"
                        >Izi.Travel</hi> (cf. Izitravel 29.01.2021) per gestire la scrittura dei
                    testi narrativi. In Metaverse questa funzione è molto limitata nel numero dei
                    caratteri utilizzabili, mentre Izi.Travel consente di adattare i testi alla
                    sceneggiatura programmata ed è gestibile direttamente dall’interno di Metaverse,
                    senza quindi dover necessariamente uscire dall’applicazione. Le <hi
                        rend="italic">espansioni</hi> digitali sono state geolocalizzate o
                    georeferenziate, risultando fruibili dagli utenti solo in prossimità dei luoghi
                    e delle entità culturali dove il MCD è installato. </p>
                <p>Per esemplificare la fruizione di un MCD, prendiamo in considerazione
                    l’installazione realizzata in un’area nei pressi della Basilica di San Nicola,
                    nella città di Bari, luogo della traslazione delle reliquie di San Nicola. Il
                        <hi rend="italic">visitattore</hi>, muovendosi liberamente nello spazio
                    reale, tramite il proprio dispositivo mobile provvisto dell’applicativo
                    Metaverse accede a un MCD dedicato alla traslazione e alle <hi rend="italic"
                        >espansioni</hi> in AR che lo popolano, con le quali interagisce utilizzando
                    funzionalità, come, ad es., stimolo visivo, prossimità, geo-localizzazione.
                    Nella dimensione del MCD, il <hi rend="italic">visitattore</hi> scopre i nodi e
                    i luoghi della storia, li esplora e li fruisce; se vuole, può condividerli con
                    altri utenti come lui impegnati nella medesima esperienza, che diventa così
                    interattiva e dinamica. Ognuno ha anche la possibilità di identificarsi con
                    personaggi, approcci e percorsi digitali differenziati che compongono la storia:
                    se ciascuno di loro ne sceglie uno, tutti possono interagire tra loro da
                    protagonisti nella storia, personalizzandola. </p>
            </div>
            <div type="div1" rend="DH-Heading1">
                <head>Conclusioni</head>
                <p>I risultati delle diverse sperimentazioni hanno
                    evidenziato quanto la dimensione esperienziale digitale, in cui l’utente è <hi
                        rend="italic">visitattore</hi> protagonista dell’interazione con uno o più
                    MCD, possa produrre modifiche profonde nell’interazione con il patrimonio
                    culturale. La ricerca di emozioni e di esperienze innovative, infatti, amplifica
                    l’interesse per narrazioni multimediali integrate, provviste di storytelling in
                    grado di restituire la componente emozionale al Patrimonio culturale, attrattive
                    anche per fasce di utenti che, per questioni di età e/o di livello culturale,
                    non si lascerebbero altrimenti coinvolgere in percorsi proposti in modo
                    tradizionale. </p>
            </div>
        </body>
        <back>
            <div type="bibliogr">
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